
I femminismi e l’attualità
La presente congiuntura della nostra società ci pone davanti agli effetti della caduta del Nome del Padre. L’impatto dell’attuale movimento femminista e l’inusitata forza della sua crescita si articolano in nuove costruzioni sociali che sollevano interrogativi inediti da chiarire attraverso gli strumenti offerti dalla psicoanalisi. A proposito di ciò, il femminismo sembra funzionare come una sorta di cassa di risonanza che scende in strada e si appropria del dissimile, essendo in grado di radunare diversi tipi di conflitti e di espandersi a partire da questi. Nello specifico i femminismi sono diventati un movimento dinamico ed eterogeneo che trascende le frontiere. Per il collettivo Ni una menos, partecipante alla tavola rotonda Attivismo e pensiero insieme alla filosofa Judith Butler, “questa transnazionalizzazione del movimento femminista in tutta la sua molteplicità non è una dimensione astratta ma
Di frontiere e di marea
Per Butler il successo di Ni una menos si basa in grande misura sulla capacità di concepire movimenti diversi che, da una parte sono correlati e dall’altra possiedono una indipendenza significativa; come Ni una menos nelle carceri e Ni una migrante menos. Questa indipendenza concerne il territorio e la delineazione di una mappa geopolitica. Un esempio concreto è l’Italia, dove in passato l’attivismo femminista era quasi esclusivamente responsabilità dei Centri Antiviolenza. Con la nascita di Non Una Di Meno le attiviste sono scese in piazza costituendosi in assemblee territoriali, in linea alle diverse problematiche. Per Butler la solidarietà trasversale o trasnazionale deve tener conto della frontiera: “Non possiamo andare da un paese all’altro saltando i confini. L’impatto del trasnazionale è importante”. Di conseguenza ogni movimento femminista è implicato in questioni che riguardano il luogo di appartenenza ma che allo stesso tempo lo trascendono, come la lotta contro il colonialismo in Palestina; contro il sistema di caste e la censura dello Stato in India; o in Turchia, dove viene combattuta la vulnerabilità sociale delle persone trans. Tra tutti i movimenti devono
La marea come tale, ritorna. È un movimento dinamico che può cambiare nome e direzione, oltre a parlarsi in diverse lingue. La marea, come il femminismo, non conosce un inizio certo ma arriva, insiste, riappare, è dinamica e ha un futuro imprevedibile (Butler).
Esistere nella frammentazione
Quando si consolida un movimento di rilevanza significativa come lo è attualmente il femminismo potrebbe emergere la domanda su come evitarne la frammentazione. Butler afferma che:Se di fronte ai problemi interni che possono sorgere, la risposta è discriminatoria o violenta e la causa principale della difficoltà non viene analizzata, la minaccia di frattura è imminente. La strategia non è quella di sfidare la rabbia ma di coltivarla e riceverla per identificarne le sue fonti, effettuare un’analisi, preparare un piano o progetto e generare comunità.Pertanto suggerisce di non cercare di evitare la frammentazione ma di imparare a conviverci. È ciò che costituisce la forza del movimento. In questo modo la lotta contro le disuguaglianze interne mira all’inclusione di ogni tipo di donne e altri collettivi. La solidarietà deve primeggiare sulla differenza e riceverla. Tuttavia, una delle linee attiviste ritiene che il femminismo sia un movimento sulle donne, per le donne e che rappresenti donne. Butler osserva che sebbene questa sia la sua essenza o inizio, attualmente combatte diversi tipi di violenza svolte nei confronti delle minoranze: contro donne, trans, travestiti, la violenza contro coloro che non sono nati donne ma si sentono tali e sono vulnerati dalla discriminazione. “Tutte loro sono femminismo”. Aggiunge: “Un femminismo escludente non è femminismo. Ugualmente non è necessario amarsi tra tutte per essere solidali o appartenere al movimento. Il conflitto esiste e continuerà ad esistere”. Di fatto la frammentazione si nutre di esso, ma se è ricevuto si evita il dogma e la cristallizzazione in una figura morta e quindi assolutista. Ni una menos ritiene che le donne e i corpi femminilizzati del mondo abbiano creato in ogni caso un soggetto politico che possiede caratteristiche in comune con una certa prospettiva sul sociale, alleanze insolite, trasversalità, orizzontalità, intersezionalità e internazionalismo. Modi sorti per “affrontare la controffensiva del regime patriarcale”.
La famiglia “fuori posto”
Nell’attualità si asiste a una specie di sovversione contro la salvaguardia fondamentalista delle categorie uomo-donna e della famiglia tradizionale come legame parentale unico e possibile. I progressi della scienza medica e le nuove possibilità di generare parentalità [1] ci costringono a pensare i nuovi legami, in cui la modalità precedente viene messa in discussione. Oggigiorno si riconoscono a livello sociale e/o legislativo differenti tipi familiari di complessità crescente. Si passa quindi da un modello gerarchico a un altro di partecipazione che eccede le differenze uomo-donna, padre-madre. Recentemente sono emerse ideologie anti-genere che si pronunciano contro il femminismo accusandolo di distruggere la famiglia come base dell’identità del soggetto. D’altra parte, la Chiesa criminalizza il desiderio e restringe il genere al binarismo, sostenendo un’idea patriarcale di famiglia. La criminalizzazione dell’aborto e il rifiuto
La comunità nell’individuale
Le richieste politiche del movimento femminista si inquadrano nella libertà individuale e nel soggetto che le solleva, ma agisce attraverso il comunitario. Le lotte comprendono temi che rappresentano intere collettività come ad esempio la legalizzazione dell’aborto, la scelta sessuale, il movimento tra frontiere, la censura, il sistema di caste e le terre sacre. Ogni gruppo ha i suoi modi di resistenza, di auto-definirsi, modi di essere nel mondo che non sono basati sull’individuale. Perciò il movimento riceve storie particolari ma il suo interesse mira a vincolarle tra loro per rappresentarle comunitariamente, secondo la politica del posto. L’individuo è importante ma la sua capacità di azione si basa su lotte di gruppo. L’”io voglio” sollevato da una persona come soggetto di diritto anche se manifestato individualmente, concerne un collettivo. Butler aggiunge: “In qualche modo tutti apparteniamo ad altri e abbiamo debiti, non economici ma emotivi con quelle persone che ci hanno preceduto. Ad esempio, se io volessi cambiare genere potrei farlo perché c’e stato un movimento sociale che ha sovvertito l’idea che sta alla base della legge di genere o dell’intervento chirurgico ad essa correlato”. Nel 2012 la lotta in Argentina prese carattere istituzionale e fu conclusa con la legge sull’identità di genere che ha statuito la possibilità di definire il proprio orientamento sessuale senza ingerenze del potere giudiziario o medico. Per Ni una menos, “essendo soggetti sociali siamo affetti da individualismo, dalla competizione e dalla vita mercificata. Un modo di intervenire è osservare le nostre pratiche e mettere in discussione il tipo di mondo che costruiamo per sapere se resistiamo al coloniale o lo sovvertiamo”. Per Butler un’occasione di visibilità è lo sciopero internazionale delle donne:Negli Stati Uniti seguiamo da vicino ciò che accade in Argentina. Ci interessa tessere una rete internazionale anche se possibilmente siamo nel paese in cui raggiungere ciò costa di più perché si tratta di una nazione fortemente ancorata all’individualismo. Ad esempio, non siamo riusciti a far si che lo sciopero abbia la forza e la potenza che ha qui. Per noi scendere in piazza è la possibilità di articolare il nostro pensiero. Abbiamo intitolato questa tavola rotonda Pensiero e attivismo con l’intenzione di smantellare l’idea di gente che pensa da una parte e quella che manifesta dall’altra.Di conseguenza, l’intenzione è quella di istituire un tipo di resistenza stabile nella sua persistenza. Bisogna diventare marea.

- Author: Dott.ssa Rosana Alvarez Mullner
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.